Dialoghiamo

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Così adesso state proponendo questi dialoghi su temi di attualità, come mai?

In effetti i dialoghi per la nostra corrente umanista socialista non sono del tutto una novità. Nei nostri seminari e nelle nostre riunioni centrali proviamo a dialogare, lo abbiamo fatto anche nei nostri convegni: cerchiamo di elaborare assieme, di avvalorare ogni spunto e al tempo stesso di suscitare e vivere il protagonismo di ciascuna/o. D’altra parte nelle nostre relazioni migliori, ma anche nei primi incontri, tentiamo o dovremmo cercare di dialogare, no? Poi ci sono i dialoghi scritti che hanno per necessità un carattere parzialmente diverso: permettono un approfondimento più attento, una trattazione più organica ma non hanno la stessa vivacità.

Già, ti riferisci ai dialoghi di Venerdì: ci sono cose interessanti ma certe volte sono difficili…

Sì, è possibile; Venerdì è fissato con la ricerca, vuole sempre approfondire e certe volte diventa complicato, anche se c’è da dire che le domande che gli vengono poste sono profonde e spesso invitano ad uno sviluppo teoretico che a tutta prima può risultare difficile, ma vale la pena sforzarsi. Però adesso stiamo lanciando i dialoghi dal vivo.

Pandemia, crisi sociali e politiche: con tutto quello che succede non è fuori luogo puntare sui dialoghi?

E perché? Nei dialoghi trattiamo questioni di interesse generale ma lo facciamo in modo inedito. Riconquistare la fiducia per affrontare i problemi, ma innanzitutto per avvalorare le possibilità, è fondamentale. Per definizione la fiducia implica conoscenza, collaborazione, cooperazione e i dialoghi appunto sono una via maestra per imparare e rinsaldare l’essere assieme.

Non ci avevo pensato; ma questi dialoghi sono pubblici? Può venire chiunque?

Sì, certo, chiunque sia interessato e possibilmente un minimo a conoscenza dell’argomento che tratteremo.

Ma come si fa a sapere di che cosa si discute?

Proponiamo il tema con largo anticipo sul giornale e, per chi può e ne ha voglia, organizzeremo dei gruppi di lettura previa per preparare i dialoghi.

Poi come si svolgono?

C’è una breve introduzione e quindi si apre il dialogo: ognuna/o può esprimere il proprio pensiero, porre domande ed ulteriori questioni, fornire risposte ed approfondimenti, possibilmente collegandosi con chi ha già fatto uso della parola.

Bisogna stare attenti a non uscire fuori tema…

La sfida positiva è innanzitutto che ciascuna/o possa contribuire collegandosi agli altri interventi. Poi, se una persona ha un interesse o una questione parzialmente diversa o collaterale al tema che ritiene di voler svolgere è giusto ed opportuno che lo faccia. Dipenderà da lei e da tutte/i le/i partecipanti incastonare quel particolare punto di vista nello sguardo panoramico che dobbiamo cercare assieme.

Ma scusa, i dialoghi non vengono diretti dalle relatrici e dai relatori?

In un certo senso: relatrici e relatori debbono provare ad orchestrarli, innanzitutto affinché diverse voci ed accenti possano esprimersi e confrontarsi, avvalorarsi e inanellarsi tra loro. Questo credo sia il principale compito di chi guida un dialogo.

Così non c’è il rischio che il dialogo sia fine a se stesso?

Al contrario, possiamo arricchire il tema scoprendo sfaccettature inedite, facendo luce su zone d’ombra di cui non ci accorgevamo, esplorando nuovi orizzonti o particolari ignoti, schiudendo nuovi temi. Ma c’è molto di più di questo: possiamo imparare a dialogare. Cioè, ad ascoltarci, a comprenderci, a sintonizzarci, a relazionarci, a pensare assieme. Di questi tempi può essere una conquista di vicinanza autentica, inedita, creativa e al tempo stesso di protagonismo individuale, reciproco, comune.

Caspita, detto così sembra sul serio una prospettiva interessante. Ma appunto di questi tempi le persone saranno poi disponibili? Non c’è il pericolo che diventi un gran caos?

Guarda, dopo qualche prova fatta l’estate scorsa alla Casa della cultura, i dialoghi aperti e dal vivo sono già iniziati in questo mese di novembre in molte città e sembrano decisamente promettenti. Tante persone che già si conoscono ed altre che vengono per la prima volta si sono cominciate a ritrovare in una collaborazione ideale, a scambiarsi, a conoscersi in una forma forse non convenzionale ma più autentica, libera e sincera rispetto a quella cui ci abitua questa società oppressiva. Confido che le persone che hanno già partecipato ai dialoghi facciano vivere ad altre l’interesse ed il protagonismo che hanno manifestato.

Però se poi vengono fuori delle contrapposizioni forti che succede?

Sono fermamente convinto che se c’è buona fede, ascolto e rispetto reciproco si possa apprendere anche dalle differenze e può essere un motivo di crescita vicendevole anche se un accordo non si trova.

Mi sembra di capire che questa dei dialoghi sia una proposta di fondo e pure bella impegnativa…

Già, lo hai detto: in questa epoca, quando la nostra umanità spesso è sperduta, sprecata, maltrattata, provare a dialogare, ricercando le nostre capacità migliori e quindi a ri-cercarci come soggetti protagonisti ognuna e ognuno, in relazione collaborativa e in comunanza cooperativa a fin di bene, è una proposta attuale, davvero bella e impegnativa, ricca di significati espansivi e costruttivi di un’umanità migliore.

21 novembre 2021 La Comune