Rinnovare il bisogno del bene: proprio adesso è fondamentale quando la guerra infuria vicina, irrazionale, feroce. Ritrovare e rafforzare le ragioni sentimentali della vita, la coscienza umana più profonda che può diventare cultura dell’essere assieme: nulla è più attuale, nulla più concreto. Logiche del bene sono quelle che avvertiamo nei corpi e nelle menti: siamo persone inseparabili da altre persone, donne ed uomini in relazione tra loro, associati per scoprire e praticare le capacità di conoscerci, di educarci, di intenderci, di sceglierci, di scambiarci e di cambiarci a vicenda, di collaborare e cooperare, di sostenerci mutuamente, di solidarizzare, di empatia e simpatia, di amicizia ed amore. Soggetti attivi del supremo bene condiviso: la vita e la vivibilità. Logiche di guerra inveceLeggi Tutto

Non capisco, tu dici che la guerra non finisce? Penso che questa guerra sia devastante e comunque non finirà bene. Ma sono le logiche di guerra che permeano tutti i campi della vita, è questo furore bellico che non finirà. Spiegami meglio, che intendi con logiche di guerra? Pensa all’ira e alla violenza che si scatenano contro le donne e spesso anche contro bimbe e bimbi da parte di maschi frustrati. Pensa alla violenza legalizzata dei padroni nei confronti di lavoratrici e lavoratori. Pensa alle violenze poliziesche così eclatanti negli Usa. Pensa all’odio e all’incitamento al ma le che dilagano nel web. Pensa alla peste razzista ed assassina che si diffonde contro donne, uomini, bambini immigrati o profughi. Pensa, ancora, allaLeggi Tutto

Umanamente colpite dal dramma della guerra, le persone più sensibili e volenterose sentono l’esigenza di reagire. Ma c’è bisogno di punti di riferimento e quindi che la parte più sana e migliore della sinistra si unisca nella lotta per la pace. Oltre al bombardamento degli ordigni assistiamo a quello cinico delle immagini, menzogne e falsificazioni della propaganda bellica spacciata per informazione. L’ossessiva grancassa mediatica guerrafondaia disorienta le persone, le narcotizza e alimenta l’indifferenza. Perciò incontrarsi e lottare insieme per la pace e la pacificazione, al fianco dei popoli contro Putin e la Nato è ancor più urgente e vitale. Fin dall’inizio dell’offensiva bellica abbiamo ricercato l’interlocuzione con la gente comune e con molte forze attorno ad un appello per unirsi controLeggi Tutto

Siamo in tanti a volere la pace, ancora in pochi a sfidare la guerra che presiede e pervade spesso inavvertita la nostra quotidianità. È importante scendere in piazza, come abbiamo fatto e faremo sempre in prima fila contro la furia bellica presente, ma non basta.  Volere la pace significa esercitare attenzione, ascolto, comprensione quando possibile con i vicini di casa, con i colleghi di lavoro, sfidando il maltratto e l’aggressività. Volere la pace significa difendere la libertà delle donne in tutte le sue manifestazioni fronteggiando le maldicenze, le offese, le violenze maschiliste, patriarcali o semplicemente volgari a tutti i livelli. Volere la pace significa prendersi cura dell’infanzia con costanza, direttamente ed indirettamente, denunciando e contrastando atteggiamenti coercitivi e molestie verso bimbeLeggi Tutto

Ci interroghiamo se davvero si sta uscendo dalla fase acuta della pandemia, aneliamo a rincontrarci, le speranze per il futuro rifioriscono ma intanto le minacce continuano e si aggravano persino. Può esserci la tentazione di ignorare i pericoli o di lasciarli in secondo piano: abbiamo le nostre esigenze vitali e problemi quotidiani da risolvere, possiamo credere erroneamente che i rischi globali non ci riguardino. Invece ci riguarda la guerra possibile per il Donbass tra la Russia di un improvvisato e goloso zar post-stalinista e l’Ucraina affamata di Nato e segnata da un sordido passato filo-nazista mai saldato; le ammaccate democrazie si agitano tra sforzi diplomatici e promesse di sanzioni non senza dissonanze tra loro, sullo sfondo gongola e lucra l’impero cineseLeggi Tutto

Sì, finalmente le ospedalizzazioni decrescono, le persone guariscono anche se la pandemia c’è ancora. Forse si tornerà non troppo tardi a una normalità che ancora richiede attenzione, cura e precauzioni reciproche. Ma no, la normalità non può essere quella della politica, dell’economia e dei governanti, che impongono di vivere e lavorare a testa bassa e casomai di lavoro – o di scuola/lavoro – morire. E per chi protesta prendersi pure le cariche della polizia.Allora sì, è possibile vivere meglio, portando in noi chi non ce l’ha fatta, esigendo e costruendo condizioni migliori e anzitutto il rispetto umano che ci può permettere di progettare e sperimentare insieme una convivenza diversa. Sì, per vivere meglio assieme aspiriamo a essere in pace. No, laLeggi Tutto

Che cosa pensi del futuro? Ecco una domanda inevitabile per ogni donna ed ogni uomo, a maggior ragione in questi tempi di endemiche incertezze. Un verso antico, un vecchio film e nuovi tecno-mestatori invitandoci a “cogliere l’attimo” provano a distrarci da questo imperativo categorico della coscienza: inutilmente, perché vivendo ogni momento comunque andiamo oltre. Speranze e paure di ciò che potrà accadere ci rendono umani forti e fragili, saggi e presuntuosi, audaci e timorosi, possibilisti e rassegnati. Il futuro ci appartiene e ci sfugge. È l’idea del domani che sorge dall’oggi e ci riporta a ieri. Talmente intima la sua attesa eppure riguarda le altre e gli altri. Pensiero individuale della relazionalità e della collettività possibile perché nessuna aspirazione, nessuna preoccupazioneLeggi Tutto

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Il primo significato che un buon vocabolario dà di confidenza è: fiducia. Quella fiducia di cui abbiamo bisogno oggi più che mai per fronteggiare la pandemia e la psicosi che ha generato, cominciando nel presente la preparazione di un futuro migliore. Fiducia tra gente comune volenterosa e brava, tra colleghe e colleghi di lavoro o di studio, tra vicini e conoscenti, tra amici e persone care. Fiducia per salvaguardarsi a vicenda perché vanno bene i vaccini, ma le norme igieniche e di salvaguardia sono più che mai fondamentali, e dipendono innanzitutto da noi: governo e scienziati ne parlano poco e male perché non si fidano della gente. Solo ultimamente stanno dicendo, ma neanche tanto, che le mascherine Ffp2 sono uno strumentoLeggi Tutto

Auguri a te qualunque sia il tuo credo: laico o religioso, musulmano o cattolico, protestante o ortodosso, indù o buddhista, ebreo o di altra religione, ateo o deista, umanista o internettiano, auguri per un confronto sereno, leale, fruttifero. Auguri a te che ti stai curando dal covid o aiuti persone care che si curano, auguri velati di tristezza a te che, come un po’ tutti noi, hai perso qualcuno durante la pandemia. Auguri di un futuro migliore che dipende sempre anche da noi, da come pensiamo e ci comportiamo, da come siamo con le altre e gli altri. Auguri e un rimprovero anche a te che non ti sei ancora vaccinato: guardati intorno e datti una mossa, conviene a te eLeggi Tutto

Così adesso state proponendo questi dialoghi su temi di attualità, come mai? In effetti i dialoghi per la nostra corrente umanista socialista non sono del tutto una novità. Nei nostri seminari e nelle nostre riunioni centrali proviamo a dialogare, lo abbiamo fatto anche nei nostri convegni: cerchiamo di elaborare assieme, di avvalorare ogni spunto e al tempo stesso di suscitare e vivere il protagonismo di ciascuna/o. D’altra parte nelle nostre relazioni migliori, ma anche nei primi incontri, tentiamo o dovremmo cercare di dialogare, no? Poi ci sono i dialoghi scritti che hanno per necessità un carattere parzialmente diverso: permettono un approfondimento più attento, una trattazione più organica ma non hanno la stessa vivacità. Già, ti riferisci ai dialoghi di Venerdì: ciLeggi Tutto