Natalia studentessa di Giurisprudenza a Cagliari qualche sera fa, dopo un’intensa giornata come volontaria della Croce Rossa a Cagliari, ancora in divisa si stava recando alla mensa universitaria, quando ha subito una violenza sessuale da parte di un uomo. Natalia ha saputo difendersi e scappare, coraggiosamente ha poi denunciato l’accaduto ai carabinieri e pubblicamente: “Ho deciso di parlare pubblicamente, prendendomi la responsabilità…Ho deciso di denunciare e metterci la faccia perché spero che fatti simili non capitino più a nessuno!”. La solidarietà, soprattutto di coetanee universitarie, si è subito fatta sentire e alcune l’hanno contattata per dirle che avevano subito violenze simili nella stessa zona. Brava Natalia! Solidarizziamo con te, siamo vicine a te e a tutte le donne che subiscono similiLeggi Tutto

Ha fatto il giro del mondo l’immagine di una donna ormai senza vita a causa di gelo e fatica, stesa nella neve al confine tra Iran e Turchia. Veniva via dall’Afghanistan martoriato da quarant’anni di guerre, un paese al centro dei notiziari estivi ma rapidamente messo da parte dal mainstream globale. Erano con lei i figli di 8 e 9 anni, salvi grazie al suo sacrificio – la donna si è sfilata i calzini e li ha dati loro per proteggerli dalla morsa del freddo – e poi al soccorso di alcuni abitanti di Belesur, un villaggio iraniano nelle vicinanze. In questa straziante notizia di cronaca è possibile riconoscere i nemici dell’umanità, responsabili di decine di migliaia di morti ogni anno:Leggi Tutto

La notte di Capodanno in Piazza Duomo, pieno centro di Milano, almeno 9 giovani donne sono state pesantemente molestate da bande di giovani uomini in mezzo ai “festeggiamenti” generali. Ancora una volta la presenza delle forze dell’ordine non ha garantito la sicurezza delle donne. Ancora una volta la verità è semplice, si tratta di uomini, in questo caso parrebbe in maggioranza nordafricani, che aggrediscono e molestano donne. Si chiama violenza patriarcale ed è trasversale a culture, religioni, strati sociali. Questi gravi fatti riportano alla mente le oltre 90 aggressioni subite da altre donne a Colonia e Amburgo nel Capodanno del 2016. Come allora, anche questa volta è stata fondamentale la denuncia da parte delle donne aggredite, piuttosto che le immagini postateLeggi Tutto

I carri armati russi circolano per le strade deserte di Almaty. Il presidente Tokayev dà l’ordine ad esercito e polizia di sparare su qualunque assembramento senza preavviso. Da domenica 2 gennaio, il paese è quasi del tutto isolato: internet bloccata, linee telefoniche a singhiozzo, bancomat chiusi. Nonostante tutto, brandelli di notizie filtrano, e sono drammatiche: decine di morti, forse anche molti di più, centinaia di feriti e di arresti. Cosa accade in Kazakistan? Gli avvenimenti sono in pieno svolgimento, gli sviluppi imprevedibili. Ma sin d’ora è possibile e necessario uno schieramento a sostegno delle legittime aspirazioni di miglioramento di tante persone comuni che nei mesi scorsi – e con una accelerazione formidabile da domenica 2 gennaio – si sono mobilitate controLeggi Tutto

La Corte suprema russa ha scandalosamente ordinato la chiusura di Memorial, associazione fondata nel 1989 (quando ancora esisteva l’Unione sovietica) con lo scopo di riabilitare le vittime innocenti dello stalinismo. L’accusa più grave – oltre a quelle concernenti i suoi finanziamenti dall’estero – è quella di disonorare il “glorioso” passato dell’Urss, di contrastare l’immagine già appannata della “patria del socialismo”. Ma la verità è che, sulla base di accuse infamanti e spesso infondate, Stalin e i suoi successori hanno perseguitato, deportato, incarcerato e ucciso milioni di persone, non solo oppositori politici e scomodi testimoni dei suoi crimini: molto spesso, donne e uomini colpevoli solo di appartenere a categorie sociali o gruppi etnici invisi al regime, presenze disturbanti rispetto alla narrazione ufficialeLeggi Tutto

26 dicembre 2004, diciassette anni fa una tragedia immane colpisce una parte dell’Asia. Più di 300mila morti causati dallo tsunami e dalle responsabilità umane, che potevano evitare o limitare grandemente il numero delle vittime. In tempo reale Dario Renzi in “Il senso dell’umanità. L’impegno dopo lo tsunami”, edito da Prospettiva Edizioni, ne ricostruisce dinamiche e responsabilità, ma soprattutto prova a trarne lezioni per ripensare la vita. “Meditare sulla tragedia accende la memoria sulle traversie dei nostri simili nei secoli, insinua più che il sospetto la certezza intuitiva che tanti massacri potevano essere evitati. […] Giunge il momento di riconsiderare la storia, la nostra storia, il modo in cui l’avviciniamo, nelle poche certezze e nelle tante incognite che ci consegna. […] CominciareLeggi Tutto

C’è da inorridire leggendo le motivazioni della richiesta di archiviazione con cui la PM di Benevento Flavia Felaco scagiona il marito di Carla (nome di fantasia) dall’accusa di stupro: “…perché l’uomo deve vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale…”. E che importa se quello stesso marito è stato denunciato per ripetute violenze e maltrattamenti, per esempio averle puntato un coltello alla gola dichiarando, alla presenza di testimoni, che sarebbe diventato il prossimo uxoricida di cui i giornali avrebbero parlato. Anche quello, per la Pm, era solo uno “scherzo”, per quanto di cattivo gusto. Intanto però la vita di Carla coi sui figli è stata stravolta, costrettaLeggi Tutto

Dicembre 2021, i dati della pandemia riprendono a crescere, le scuole sono aperte e auspichiamo continuino ad esserlo perché due anni di DAD hanno fatto danni non facilmente riparabili. Ma in nel frattempo nulla è cambiato in meglio per quanto concerne la situazione in cui versa la scuola. Edifici spesso fatiscenti, aule troppo piccole e raramente ben areate, gruppi classe ancora una volta troppo numerosi, dispositivi di protezione per alunni e insegnanti lesinati e spesso di scarsa qualità, lungaggini delle ASL nei tamponi e tracciamenti mai veramente realizzati, assenza di personale sanitario dedicato ai plessi scolastici.   Questo il quadro in cui chi lavora negli istituti scolastici sta provando a garantire la scuola in presenza.   Con responsabilità insegnanti e personale AtaLeggi Tutto

Dopo i recenti risultati e gli ancor più recenti sorteggi, l’Italia del pallone è in trepidazione.Per la seconda volta consecutiva rischia di restare fuori dai mondiali che si svolgeranno fra un anno esatto in Qatar. Tutti – federazione, calciatori, stampa e tifosi – ci vogliono andare. Ma chi c’è già vorrebbe fuggirne. Infatti la preparazione dei mondiali qatarioti sta costando un tributo di vite umane enorme per i lavoratori che sono impegnati nella costruzione degli stadi. Sono, la quasi totalità, immigrati dal sub continente indiano o dall’Africa che lavorano in cantieri aperti 24 ore al giorno, per 80 centesimi di euro l’ora, con temperature altissime, turni massacranti e ritmi insostenibili. Amnesty international, ormai 6 mesi fa, denunciava la morte di oltreLeggi Tutto

La arrogante contrapposizione del governo Draghi a soddisfare le più elementari esigenze contrattuali, didattiche e sanitarie di chi lavora nella scuola e quindi anche di chi la frequenta è talmente evidente che persino i sindacati detti “maggiormente rappresentativi” (di chi?) hanno indetto uno sciopero per il 10 dicembre. Ma come al solito su contenuti annacquati e generici. Per la stessa data anche i Cobas e la Cub scuola, con il sostegno di Unicobas, hanno chiamato allo sciopero. Contenuti chiari, con al centro la riduzione drastica di alunne e alunni per classe, la conseguente richiesta di assunzione di personale precario, congrui aumenti retributivi, opposizione all’autonomia regionale che porterebbe a condizioni ancora peggiori le scuole delle regioni più povere. Il tutto rivendicando l’importanzaLeggi Tutto