In Italia, i requisiti richiesti per possedere legalmente un’arma sono minimi. È sufficiente un’autocertificazione controfirmata dal proprio medico curante, un controllo della questura e una visita alla Asl. Questo spiega molto a proposito di un dato poco conosciuto: le persone uccise da un’arma da fuoco legalmente detenuta sono in numero superiore alle vittime di omicidi commessi dalla malavita, mafia inclusa. La normativa in materia, già permissiva, è stata ulteriormente alleggerita nel 2018 per iniziativa della Lega (e con il consenso del M5S) in nome della difesa della proprietà privata. Per andare a caccia o “per tiro sportivo” oggi si può tenere in casa un vero e proprio arsenale: fino a tre pistole e dodici fucili semiautomatici e un numero illimitato diLeggi Tutto

I rapporti di Roma con Tripoli possono riassumersi così: convincere i libici “che contano”, di chiunque si tratti, a bloccare con qualsiasi mezzo l’immigrazione dall’Africa. Chiunque sia, con qualunque mezzo: non son mica modi di dire. “Chiunque” vuol dire ad esempio Abdurahman al Milad, il “comandante Bija”: torturatore e  trafficante di esseri umani, capo-bastone del mandamento di Zawyah, ufficiale di quella famigerata guardia costiera cui lo Stato italiano ha finora versato 800 milioni di euro. Nel maggio del 2017, quando le accuse Onu nei suoi confronti erano già note, Bija è stato in Italia come membro di una delegazione ufficiale che ha incontrato uomini del governo Gentiloni. Proprio in questi giorni è uscito da un breve soggiorno in carcere con laLeggi Tutto

Voi, come chiamereste un capo di stato che: – ha fatto incarcerare decine di migliaia di connazionali con accuse fantasiose; – ha condotto la storica guerra contro la popolazione curda non solo in Turchia ma anche in Siria; – tiene milioni di profughi in ostaggio, merce di scambio con l’Unione europea; – è stato complice in guerra e in affari con i tagliagole dell’Isis; – minaccia guerre e le conduce sottobanco, dalla Libia al Caucaso; – reprime ogni dissenso interno; – scatena la violenza poliziesca, fino all’omicidio, contro manifestazioni di donne e di giovani; – mette il bavaglio alla stampa; – licenzia in massa magistrati e funzionari recalcitranti? Il primo ministro italiano Draghi ha definito il presidente turco Erdogan “un dittatore”,Leggi Tutto

A due mesi dall’annullamento delle elezioni, la situazione nel paese è sempre più drammatica. Sabato 27 marzo l’esercito ha “festeggiato” la giornata delle forze armate compiendo orribili stragi ai quattro angoli del paese, sparando a caso sui manifestanti, colpendo i feriti sin nelle corsie degli ospedali, lanciando granate tra la folla. Dai primi di febbraio sono ormai almeno 450 le vittime, migliaia i feriti e le persone arrestate. L’orrore e la condanna verso un potere storicamente criminale rafforza il sentimento di solidarietà e di vicinanza verso le sofferenze delle vittime e lo straordinario coraggio dei protagonisti. Il terrore scatenato dai militari finora non ha fermato le mobilitazioni, che continuano con la partecipazione di decine di migliaia di manifestanti in molte cittàLeggi Tutto

L’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) ha bocciato la richiesta di sospensione dei diritti di proprietà sui brevetti dei vaccini anti-Covid. Cioè ha respinto la richiesta che, durante la pandemia, il vaccino sia disponibile a tutti in base ai soli costi di produzione. India e Sudafrica avevano presentato la richiesta il 2 ottobre scorso. Sono passati cinque lunghi mesi per giungere ad una conclusione negativa, dovuta all’opposizione di Usa e Regno unito, dell’Unione europea e di tutti i suoi Stati membri (Italia inclusa). Cioè dei paesi più ricchi, finora destinatari della gran parte delle dosi. È un rifiuto cinico, iniquo e perfino cieco. Cinico, perché le multinazionali farmaceutiche stanno incassando profitti enormi sulla vita e la salute di milioni di persone. Iniquo,Leggi Tutto

A un mese e mezzo dal colpo di Stato, la situazione nel paese si fa ogni giorno più grave: decine di migliaia di persone continuano a manifestare in molte città nonostante la linea direttamente stragista assunta dai militari che sparano raffiche di mitragliatrice su folle disarmate; dopo poche settimane, le vittime sono ormai centinaia. Il coraggio e le speranze dei popoli birmani, le loro sofferenze e la determinazione a scrollarsi un potere omicida che li schiaccia da decenni meritano vicinanza e solidarietà attiva. Non la troveranno nei potenti della Terra: né fra le democrazie titubanti e ipocrite, che in tante parti del mondo sostengono dittature feroci e che qui cianciano di sanzioni senza troppa convinzione, né tantomeno dall’ingombrante vicino cinese, grandeLeggi Tutto

Un mese dopo il colpo di stato, i militari non sono riusciti a fermare le mobilitazioni, così hanno deciso di scatenare la repressione sparando sui manifestanti. È una escalation di violenza: oltre 30 le vittime – la maggioranza domenica 28 febbraio a Yangon – centinaia i feriti, migliaia gli arresti. Le popolazioni birmane meritano sostegno e solidarietà nella loro lotta non solo in difesa del risultato elettorale ma nell’affermazione della propria libertà. Esse hanno bisogno di ancor più coraggio di quello che già stanno dimostrando. Non solo per fronteggiare la violenza crescente di un esercito che già in passato si è macchiato di orribili stragi, ma anche per cominciare a fare i conti e a superare le storiche lacerazioni tra leLeggi Tutto

Un incontro speciale si è tenuto sabato 20 febbraio nelle strade della Barceloneta, quartiere storico della città: la presentazione e la riflessione comune intorno al libro de Egipto a Siria (2011). El principio de una revolución humana y sus antecedentes, di Mamadou Ly con Dario Renzi pubblicato da Ruta ediciones. La pubblicazione in castigliano di quest’opera, uscita originariamente in italiano per i tipi di Prospettiva Edizioni, è ulteriormente arricchita dalla prefazione di Leila Nachawati e dal saggio introduttivo di Rocco Rossetti che sabato ha con sapienza e calore condotto la riflessione. Un incontro speciale, dicevamo, e per tante ragioni: il libro tratta delle rivoluzioni della gente comune di dieci anni fa e delle straordinarie lezioni che possiamo continuare ad apprendere; l’incontroLeggi Tutto

Il 18 e il 19 febbraio si è tenuto un vertice della Nato sull’Afghanistan. L’incontro ha preso atto dell’impossibilità di rispettare l’accordo di Doha, fortemente voluto da Trump, firmato un anno fa dai rappresentanti degli Stati uniti e dei Talebani. Esso prevedeva il ritiro delle truppe straniere dal paese entro il prossimo Primo maggio, ma oggi questo significherebbe semplicemente certificare la sconfitta di una poderosa alleanza militare, il fallimento di vent’anni di guerra, occupazione, diplomazia e politica: un prezzo troppo alto per una democrazia in piena decadenza. Sono passati quasi vent’anni da quando un’ampia coalizione internazionale capeggiata da Washington invase l’Afghanistan con l’obiettivo dichiarato di liberarlo dal controllo feroce e patriarcale dei Talebani che avevano permesso di farne una base perLeggi Tutto

Questa è la storia di un incontro insolito e promettente. Da un lato vi sono quei pazienti che, avendo superato la fase acuta della malattia da Covid 19 solo dopo molte settimane, faticano a riprendersi: dolore al petto, difficoltà nella respirazione, affaticamento generale. Dall’altro ci sono i cantanti lirici, rimasti a lungo disoccupati per i teatri chiusi e per l’impossibilità di esibirsi. Dalla collaborazione tra gli operatori sanitari e i cantanti della English National Opera è nato in un ospedale di Londra un programma di riabilitazione della durata di sei settimane che insegna la giusta postura, il controllo della respirazione e l’esercizio dei muscoli del volto. “Stavo lottando per l’aria” racconta un paziente. “Il programma aiuta davvero, fisicamente e mentalmente, riducendoLeggi Tutto