Mercoledì scorso Shireen Abu Akleh, giornalista palestinese di Al Jazeera, è stata assassinata a sangue freddo da soldati dell’esercito israeliano a Jenin; un suo collega è stato ferito alla schiena. Si tratta di un omicidio deliberato ed efferato – con lo scopo evidente di tacitare una delle voci più conosciute e stimate dell’emittente qatarina – che si inscrive in una fase di intensificazione delle violenze e delle intimidazioni nei confronti dell’informazione. Di fronte agli spudorati tentativi di insabbiamento del governo di Tel Aviv (così definiti, tra gli altri, sia da Human Right Watch che da B’tselem, importante organizzazione israeliana per i diritti umani) perfino il segretario generale dell’Onu è costretto a chiedere indagini indipendenti, che ovviamente non ci saranno: troppo estesaLeggi Tutto

Guerra chiama guerra, con evidente effetto epidemico. Nuovi conflitti si accendono all’ombra di quello ucraino mentre altri, vecchi e mai sopiti, riacquistano vigore; è il caso di quello, ormai quasi secolare, di Israele contro i palestinesi. Nel mese di aprile si sono registrati numerosi scontri in tutto il paese con decine di morti; c’è poi stata la provocazione sionista alla Spianata delle Moschee con centinaia di feriti. Infine, il consueto e tragico scambio: razzi da Gaza su Israele, bombardamento di Israele su Gaza. È indispensabile ribadire che l’origine prima del conflitto e le responsabilità storiche risiedono nell’occupazione israeliana della Palestina e nell’obiettivo storico del sionismo di cancellare ogni resistenza e diritto alla vita del popolo palestinese. Ma ciò non assolve inLeggi Tutto

Gerusalemme. La polizia israeliana ha preso d’assalto la moschea Al Aqsa – gremita di fedeli musulmani in occasione del secondo venerdì del Ramadan – colpendo indiscriminatamente i palestinesi presenti (anche con proiettili di gomma), ferendone più di 150 e procedendo a centinaia di arresti. Colpiti gli anziani guardiani della moschea, i paramedici giunti in soccorso, i fedeli in preghiera. Una aggressione brutale, ennesimo episodio della guerra permanente dello Stato israeliano contro il popolo palestinese. Il tempo e il luogo scelti sono altamente simbolici – la Spianata delle Moschee è tradizionalmente amministrata dai palestinesi – ed è evidente l’obiettivo sionista di sempre, quello di piegare la resistenza e spezzare l’identità palestinese. L’occasione è stata a gran voce suggerita dai gruppi più estremistiLeggi Tutto

Una strage efferata è stata commessa alla fine di marzo nella città di Moura: secondo il racconto di numerosi testimoni circa 300 persone sono state catturate e giustiziate a piccoli gruppi per giorni e giorni da truppe dell’esercito maliano e da “mercenari bianchi non di lingua francese”, quasi certamente quei “consiglieri russi” operativi nel paese di cui il governo maliano non fa mistero, probabilmente membri del famigerato gruppo Wagner. L’organizzazione non governativa Human Right Watch ha raccolto decine di testimonianze tra i sopravvissuti. Tutte concordano nella ricostruzione dei fatti principali. Il 27 marzo, mentre si svolgeva il mercato settimanale, lo squadrone della morte è piombato sulla cittadina trasportato da elicotteri ed ha ingaggiato uno scontro a fuoco con alcuni terroristi presentiLeggi Tutto

Arabia saudita. Nell’indifferenza della grande stampa internazionale, il tribunale ha reso esecutive 81 condanne a morte in un solo giorno. È un dato impressionante perfino per i pessimi standard dell’Arabia saudita. Tra i condannati vi sono detenuti comuni, terroristi, oppositori. Sullo sfondo, la guerra di Riad in Yemen. Khartoum, capitale del Sudan. Venerdì 11 marzo le persone sono nuovamente scese in strada contro la repressione del governo militare, una mobilitazione che dura con più ondate dal 2018. Almeno 81 manifestanti sono stati uccisi in un sol giorno. La ferocia delle esecuzioni in Arabia saudita e l’altrettanto sanguinosa repressione di piazza in Sudan sono espressioni diverse di un comune terrorismo di Stato. Nel primo caso si tratta di un paese ricchissimo: laLeggi Tutto

Un elenco completo delle guerre condotte da Stati Uniti e Unione sovietica – oggi Russia – dal 1945 ad oggi non è cosa breve. Perché l’impiego della forza armata non è una eccezione, al contrario. Guerre dichiarate e non, in proprio o sotto l’ombrello Onu o Nato; bombardamenti a distanza o invasioni, impiego degli eserciti regolari o di mercenari: il panorama delle devastazioni è ampio e differenziato, senza contare il sostegno o l’organizzazione diretta di colpi di Stato per imporre dittatori sanguinari. In questa epoca storica la regola è che le vittime civili siano di più (e di gran lunga!) di quelle combattenti.WashingtonUno dei conflitti più sanguinosi e più rimossi è la guerra di Corea che ha cristallizzato la spartizione delLeggi Tutto

Secondo i dati ufficiali, l’inflazione dei prezzi al consumo è ormai giunta al 48% su base annua ma fonti indipendenti come l’Enag (Gruppo indipendente di ricerca sull’inflazione) calcolano che essa abbia superato il 114%: condizioni materiali di vita insostenibili per la stragrande maggioranza della popolazione. Scioperi si stanno diffondendo sin dall’inizio dell’anno in molte città del paese e in diverse categorie; si tratta di una novità nella Turchia degli ultimi vent’anni che suggerisce uno scenario ben diverso dall’immagine di grandeur neo-ottomana proiettata, soprattutto in politica estera, dal presidente Erdogan. Gli scioperi coinvolgono lavoratori di differenti categorie, dai dipendenti della BBC a Istanbul a quelli del gigante dell’e-commerce Trendyol, dagli autisti del servizio di consegna online Yemeksepeti alla catena di supermercati Migros.Leggi Tutto

Alla fine di gennaio l’Isis ha dato una clamorosa prova della propria capacità di iniziativa organizzando nel modo più sanguinoso l’assalto a un carcere gestito dalle forze curde nella città di Hassaké (nel nordest della Siria) per favorire l’evasione di massa dei suoi miliziani imprigionati. Il bilancio della battaglia, durata una settimana e che ha visto il coinvolgimento perfino degli elicotteri statunitensi, è di oltre cento morti tra assalitori, guardie, prigionieri e civili. Non si tratta di un fatto isolato ma della più eclatante espressione di una attività in crescita sia in Siria che in Iraq: nel solo 2021 gli attacchi terroristici nei due paesi sono stati circa 1500, le vittime diverse migliaia, nonostante nel 2019 l’Isis fosse stato dichiarato militarmenteLeggi Tutto

Un tribunale tedesco ha condannato Anwar Raslan all’ergastolo per crimini contro l’umanità. L’uomo, responsabile di omicidi e torture, è stato a capo dei servizi segreti siriani, la spietata macchina tuttora in attività nelle cui carceri sono sparite oltre 100 mila persone. È una sentenza importante perché riconosce la colpevolezza di un gerarca di primo piano del regime che per dieci anni ha condotto e tuttora conduce una guerra spietata contro il suo stesso popolo, reo nel 2011 di aver dato vita ad una straordinaria e pacifica rivoluzione. La condanna è il risultato del coraggio e della tenacia dei profughi siriani che lo hanno riconosciuto e denunciato e che a decine sono andati in tribunale per testimoniare.Nessun merito, invece, può essere attribuitoLeggi Tutto

Porto di Salerno, luglio 2020: la dogana scopre 84 milioni di pasticche di Captagon e compie il più grande sequestro di anfetamine a livello mondiale. Jeddah, Arabia saudita, aprile 2021: 5 milioni di pillole sequestrate; Beirut, Libano, dicembre 2021: altri 9 milioni. Da anni ormai Siria e Libano stanno inondando il mondo con questa droga di facile e poco costosa produzione. Le ipotesi d’indagine vedono coinvolti ai vertici di questo narcotraffico uomini d’affari e di governo di Damasco, compreso un fratello di Assad. È una rapida ascesa che sta improntando l’economia e la vita stessa di un paese distrutto, svuotato e stremato dalla guerra: si calcola che i proventi da esportazione di Captagon siano 30 volte superiori a quelli della piùLeggi Tutto