Nassiriya, Iraq del sud: un banale incidente, del tutto evitabile, provoca un disastro e 92 vittime. Lunedì scorso un immenso incendio ha avvolto il reparto Covid dell’ospedale Al-Hussein, forse per l’esplosione delle bombole d’ossigeno o, come sostengono nell’anonimato alcuni medici, per un corto circuito dell’impianto elettrico. I dati certi sono sufficienti a definire questa vicenda una strage annunciata: ci sono volute due ore perché arrivassero i vigili del fuoco, mentre gli abitanti del quartiere provavano a prestare i primi soccorsi: anche tra di loro, come tra i degenti, i parenti in visita e i sanitari si contano vittime. A tre giorni dall’incendio, le operazioni di ricerca dei corpi e di rimozione delle macerie sono ancora condotte prevalentemente da volontari. “Abbiamo chiestoLeggi Tutto

Già quattro chiese cattoliche sono andate a fuoco nelle ultime settimane, ma il responsabile dei roghi non è il caldo eccezionale che sta flagellando il paese. È probabile che si tratti dell’ultimo capitolo – forse si tratta di gesti di rabbia, o invece di atti finalizzati a confondere le prove – di una storia lunga, raccapricciante e dolorosa: il ritrovamento, nei pressi di collegi cattolici sparsi in tutto il paese, di fosse comuni con i poveri resti di centinaia di bambini. Strappati alle loro famiglie affinché dimenticassero la propria origine, la lingua e la cultura dei popoli originari, tra il 1863 e il 1998 oltre 150 mila bambini sono stati allontanati dai loro affetti e dal loro ambiente, abusati, affamati, predaLeggi Tutto

Lo slogan delle mobilitazioni rivoluzionarie di dieci anni fa risuona oggi nelle strade di Ramallah, dove un corteo è marciato fino al palazzo presidenziale della Muqata. Sotto accusa è l’Autorità nazionale palestinese responsabile dell’omicidio di Nizar Banat, noto attivista e voce critica nei confronti dell’ANP: arrestato più volte, quattro giorni fa è stato prelevato nella propria abitazione nel cuore della notte con grande spiegamento di forze di polizia ed è deceduto appena poche ore dopo mentre era ancora nelle mani degli apparati di sicurezza. È solo l’ultimo grave episodio di repressione nei confronti dei tanti che denunciano il raro livello di corruzione e di autoritarismo che affetta l’ANP, erede della direzione storica palestinese che governa la Cisgiordania sotto la stretta tutelaLeggi Tutto

“Non venite negli Stati Uniti, noi continueremo ad applicare le nostre leggi e a difendere i nostri confini. Se venite sarete respinti. Voglio essere chiara con chi sta pensando di intraprendere quel pericoloso viaggio verso la frontiera”. Queste le parole della vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, che ha poi cercato senza successo di ammorbidire la sua brutale chiarezza parlando di futuri aiuti economici ai paesi dell’America centrale. Dunque su questo terreno l’avvicendamento alla Casa Bianca produce cambiamenti minimi, perfino di stile. Ma milioni di persone dal Guatemala e dall’Honduras da El Salvador e dal Nicaragua  camminano verso nord in cerca di un futuro migliore, fuggendo alla morsa della povertà e della violenza seminate a piene mani da dittatori e gang criminali proliferate neiLeggi Tutto

Come cerca la democrazia israeliana di uscire dall’impasse di quattro elezioni generali in meno di due anni? Con un bombardamento su Gaza e centinaia di morti. L’accordo annunciato – mentre scriviamo, ancora da sottoporre al voto del parlamento – prevede un governo di coalizione con otto partiti tra i quali, per la prima volta, una formazione “arabo-israeliana”, cioè palestinese, e un esponente dei Fratelli musulmani come viceministro agli Interni. Il cinismo della politica in versione democratica non conosce limiti: l’accordo con l’occupante sionista è siglato quando ancora il fumo delle bombe non si è posato sulle macerie di Gaza. Non si tratta di un passo verso la ricomposizione di una società lacerata, come si vorrebbe far credere. È l’intento di approfondireLeggi Tutto

Lo scorso 8 maggio un’orrenda strage è stata compiuta in una scuola di Kabul: l’autobomba ha provocato oltre sessanta vittime e centinaia di feriti, per lo più studentesse tra gli 11 e i 18 anni. I talebani hanno respinto ogni responsabilità per un crimine la cui efferatezza non è, purtroppo, una novità. Obiettivi designati: giovani donne, studentesse, di famiglia modesta, per lo più appartenenti a una minoranza etnica, quella hazara, e religiosa, musulmana sciita. Né le truppe internazionali – in procinto di lasciare il paese dopo 20 anni di occupazione – né le forze di sicurezza del governo hanno mai mostrato interesse a difenderle, nonostante i numerosi precedenti di questa permanente guerra contro persone innocenti e soprattutto contro le donne eLeggi Tutto

Proprio nel sessantesimo anniversario di un fallito golpe contro l’allora presidente De Gaulle, circa mille militari hanno firmato una incendiaria lettera aperta pronunciandosi su un presunto pericolo di guerra civile e contro “l’islamismo e le orde delle banlieu”. Tra i firmatari, anche una ventina di generali a riposo. Il governo minaccia sanzioni perché è stata infranta la regola del silenzio e dell’obbedienza dell’esercito alle autorità civili; la leader della destra Marine Le Pen, invece, solidarizza con i militari. Anche se la vicenda dovesse concludersi qui, essa è già inquietante e un pericolo contro le libertà delle persone comuni: una parte dell’esercito si esprime minacciosamente su alcuni degli aspetti più critici e laceranti della società francese, gettando benzina sul fuoco. Essa èLeggi Tutto

Di nuovo i cieli di Palestina/Israele sono solcati da centinaia di razzi: la maggior parte piombano su Gaza – hanno già provocato decine di vittime, tra cui bambini – ma anche su Israele, che conta anch’esso i primi morti. Alle vittime inermi e spesso innocenti, ai loro cari, va il primo pensiero, addolorato, solidale e indignato. L’ennesima escalation è conseguenza diretta del nuovo capitolo nella storica pulizia etnica di Israele contro i palestinesi – questa volta a Gerusalemme Est – e del rifiuto dei giovani palestinesi di rassegnarsi a tale destino. Sin dalle origini, lo Stato israeliano fonda la propria esistenza su questa sorgente infinita di violenza, dolore e ingiustizia: l’espulsione sistematica della popolazione palestinese, assediata e soffocata a Gaza, vessataLeggi Tutto

In Italia, i requisiti richiesti per possedere legalmente un’arma sono minimi. È sufficiente un’autocertificazione controfirmata dal proprio medico curante, un controllo della questura e una visita alla Asl. Questo spiega molto a proposito di un dato poco conosciuto: le persone uccise da un’arma da fuoco legalmente detenuta sono in numero superiore alle vittime di omicidi commessi dalla malavita, mafia inclusa. La normativa in materia, già permissiva, è stata ulteriormente alleggerita nel 2018 per iniziativa della Lega (e con il consenso del M5S) in nome della difesa della proprietà privata. Per andare a caccia o “per tiro sportivo” oggi si può tenere in casa un vero e proprio arsenale: fino a tre pistole e dodici fucili semiautomatici e un numero illimitato diLeggi Tutto

I rapporti di Roma con Tripoli possono riassumersi così: convincere i libici “che contano”, di chiunque si tratti, a bloccare con qualsiasi mezzo l’immigrazione dall’Africa. Chiunque sia, con qualunque mezzo: non son mica modi di dire. “Chiunque” vuol dire ad esempio Abdurahman al Milad, il “comandante Bija”: torturatore e  trafficante di esseri umani, capo-bastone del mandamento di Zawyah, ufficiale di quella famigerata guardia costiera cui lo Stato italiano ha finora versato 800 milioni di euro. Nel maggio del 2017, quando le accuse Onu nei suoi confronti erano già note, Bija è stato in Italia come membro di una delegazione ufficiale che ha incontrato uomini del governo Gentiloni. Proprio in questi giorni è uscito da un breve soggiorno in carcere con laLeggi Tutto