Una impressionante sequenza di attentati stragisti dell’Isis sta colpendo la già martoriata popolazione afgana. Il 24 ottobre un attentatore si è fatto esplodere nei pressi di un centro educativo a Kabul, in un quartiere a prevalenza sciita, provocando la morte di almeno trenta giovani; il 2 novembre un gruppo d’assalto ha preso in ostaggio per ore alcuni studenti all’interno dell’università, con un bilancio finale di almeno 20 vittime e circa il doppio di feriti. Sono i due attentati più gravi delle ultime settimane, non gli unici, degli esponenti locali dell’Isis, che si distinguono per l’efferatezza delle loro azioni: oggi sono nel mirino gli studenti, lo scorso maggio fecero strage nella clinica di maternità, uccidendo anche due neonati; sempre si accaniscono controLeggi Tutto

Da ormai un mese infuria la guerra tra armeni e azeri in Nagorno-Karabakh, un conflitto di lunga data che si è riacceso colpendo dolorosamente le popolazioni civili, che va fermato al più presto nel rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo armeno e di tutti i popoli dell’area verso una prospettiva di convivenza e pacificazione. In questo contesto bellico già grave si colloca un fatto intollerabile: lo schieramento politico e militare dello Stato turco al fianco dell’Azerbaijan. La Turchia ha un orrendo precedente storico essendosi macchiata, all’inizio del secolo scorso, di un genocidio in cui sono morti tra uno e due milioni di armeni. Nel corso della Prima guerra mondiale l’impero ottomano compì arresti, pogrom, stragi e deportazioni di massa: nelle marceLeggi Tutto

I nuovi faraoni… Tra aprile e luglio i “super-ricchi” del mondo hanno visto incrementare il loro patrimonio personale mediamente del 27,5%. È un gigantesco spostamento di ricchezze in un tempo brevissimo, una concentrazione nelle mani di pochissime persone – i circa duemila miliardari esistenti al mondo – a danno delle maggioranze sempre più impoverite. Ad esempio Jeff Bezos, padrone di Amazon, in quattro mesi ha aumentato il suo patrimonio personale di 74 miliardi di dollari. Nulla da invidiare a faraoni, zar e imperatori del passato: Bezos e i suoi compari hanno fatto soldi a palate grazie alla crisi pandemica, così come di norma accade in tempi di guerre, carestie, terremoti. Gli economisti spiegano tale polarizzazione delle ricchezze con la “propensione alLeggi Tutto

Ormai da settimane le principali città nigeriane sono percorse da manifestazioni sempre più numerose: soprattutto giovani, denunciano le violenze poliziesche ed esigono lo scioglimento dei corpi speciali noti con la sigla SARS. Si tratta di un corpo speciale ufficialmente impegnato nella lotta contro la criminalità e invece responsabile di vessazioni quotidiane, arresti arbitrari, omicidi: violenze che, qui come altrove, si sono intensificate nei mesi di pandemia. La diffusione di un video che riprende una vera e propria esecuzione a freddo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Né la repressione dei manifestanti a colpi d’arma da fuoco e lacrimogeni né le manovre del governo sono finora riuscite a contenere le proteste, che anzi crescono a Lagos, ad AbujaLeggi Tutto

Negli ultimi giorni di settembre si è riacceso il conflitto tra le due repubbliche (ex sovietiche) dell’Armenia e dell’Azerbaijan per il territorio conteso del Nagorno Karabakh. Ben poche sono le notizie certe su quanto accade, ma tra queste vi è il crescente numero dei morti, non solo militari ma anche decine di civili. La memoria torna alla guerra di quasi trent’anni fa e al suo tragico bilancio con decine di migliaia di vittime, la pulizia etnica e centinaia di migliaia di profughi in fuga da entrambe le parti. Sulle vicende odierne pesa una lunga storia in cui gli aneliti di libertà del popolo armeno sono stati oggetto delle persecuzioni più feroci. All’inizio del Novecento gli armeni sono stati vittime di unLeggi Tutto

Lo scorso 25 settembre un attentatore ha ferito gravemente due persone nei pressi dell’edificio che un tempo ospitava la redazione del settimanale Charlie Hebdo. La solidarietà con le vittime è tutt’uno con la denuncia implacabile contro ogni forma di terrorismo, in questo caso di matrice islamista. Quest’ultimo fatto di sangue si collega agli attentati che sconvolsero la capitale francese nel gennaio 2015 – per i quali proprio in questi giorni si celebra il processo – provocando numerosi morti e feriti; tra le vittime ci furono quasi tutti i giornalisti del settimanale, divenuto un bersaglio del terrorismo islamista per aver pubblicato vignette satiriche nei confronti di Maometto: gli attentatori imbracciano il fucile e impugnano il coltello contro chi tiene in mano unaLeggi Tutto

Dopo l’incendio che ha devastato il campo a inizio mese, le condizioni di vita di circa 13 mila immigrati e profughi sull’isola di Lesbo sono più gravi e precarie che mai. Le promesse europee di porre riparo a questa vergogna hanno avuto ben poco seguito: solo poche centinaia di “ospiti” sono stati trasferiti sulla terraferma, mentre è stato approntato un nuovo campo sulla spiaggia dove, se possibile, le condizioni di vita sono ancora più precarie. Per giorni donne, tantissimi bambini e uomini, già afflitti dal sovraffollamento, dalle condizioni igieniche disastrose, dalla mancanza di prospettive, sono rimasti senza cibo né disponibilità di acqua e di cure mediche. Molti di loro sono lì da anni, spesso in fuga da paesi in guerra comeLeggi Tutto

Dalla metà di giugno sono ripresi gli scontri e nuove brutali violenze nelle regioni orientali del paese. Medici senza frontiere, che da tempo opera nell’area, denuncia la gravità della situazione sanitaria: le persone ferite e in fuga, bisognose di cure, si aggiungono a coloro che sono colpiti dalla malaria, molto diffusa, e alla malnutrizione che dilaga tra i più piccoli. Come sempre, infatti, a pagare il prezzo degli scontri tra le differenti fazioni sono le donne e i bambini inermi. La storia di questo paese, grande due volte l’Italia ma con una popolazione giovanissima che non arriva a un quarto di quella italiana, è particolarmente martoriata, tra un passato coloniale e le lunghe guerre civili e di indipendenza in cui loLeggi Tutto

Siamo al fianco del popolo palestinese, da quasi un secolo vittima di una vera e propria pulizia etnica e dell’oppressione razzista dello Stato di Israele. Quest’ultimo ha basato la sua stessa fondazione, nel 1948, sulla negazione del popolo palestinese: perciò oggi la maggioranza dei palestinesi è costretta a vivere nella diaspora. In questi giorni, tale storica e dolorosa ingiustizia si aggrava con l’intenzione del governo Netanyahu (spalleggiato da Trump) di procedere con l’annunciata annessione della Cisgiordania. Cioè di porre fine ad una molto relativa autonomia – gestita tra complicità, corruzione ed impotenza dall’Autorità nazionale palestinese – e di privare di ogni diritto i palestinesi che vi vivono, fino a indurli ad un nuovo esodo. Occorre fermare questa ulteriore, odiosa forma diLeggi Tutto

Un esodo biblico. Sono ottanta milioni le persone nel mondo costrette in fuga da guerre e catastrofi; un essere umano ogni 100, quasi la metà dei quali bambini. Appena dieci anni fa, nel 2010, erano 40 milioni; oggi sono il doppio, e di questa triste conta non fanno parte tutti coloro che hanno perso la vita di fronte a un muro di mattoni o d’acqua che impedisce la salvezza. Non stupisce quali siano i paesi d’origine in testa a questa drammatica classifica: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan (lo Stato di più recente costituzione al mondo). Qualcuno si sorprenderà forse nello scoprire invece che tra i paesi che “accolgono” i profughi non risultano i ricchi Stati uniti né alcuna fra le democrazieLeggi Tutto