Sarura, villaggio palestinese nella West Bank: in una scuola, alcuni bambini guardano e sorridono curiosi verso la telecamera del regista, si abbracciano e ridono, perché non sono abituati a essere ripresi. Sono bimbe e bimbi palestinesi immortalati in un edificio scolastico fatiscente, in parte ricostruito dopo le incursioni dei coloni israeliani. Ogni giorno quei bambini percorrono chilometri per raggiungere la scuola, scortati dai giovani volontari della Youth of Sumud (Giovani della perseveranza) che li difendono dagli attacchi dei coloni israeliani, i quali non si fanno scrupolo di minacciare, picchiare, terrorizzare persino dei bambini.Cerro del Pasco, Perù: tre fratellini giocano nel cortile di una casa. Si interrompono quando Lourdes, la loro mamma, chiama uno di loro per andare in ospedale: il bambinoLeggi Tutto

La proposta di legge di iniziativa popolare «Un cuore che batte» lanciata da una rete di una cinquantina di associazioni cattoliche cosiddette Pro Vita e antiabortiste vuole arrivare a una legge che modifichi l’articolo 14 della 194, aggiungendo il seguente comma: «Il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della presente legge è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso”. Così secondo loro le donne potrebbero essere indotte a cambiare idea. E invece si tratta di un ulteriore attacco al diritto di scelta sul tema della maternità, perché costringe coloro le quali hanno maturato laLeggi Tutto

Il 9 Ottobre si è svolto a Roma alla Casa de La Comune l’incontro nazionale pubblico “Donne Unite per la Libertà contro le violenze. Solidarietà con le nostre sorelle iraniane”, promosso dalle Compagne de La Comune, Arcilesbica e Libere Femministe Genova. Un incontro preparato già da alcuni mesi dalla Direzione Impegno Donne de La Comune e da Cristina G. dell’Arcilesbica sulla base della lettera aperta pubblicata a settembre su www.lacomune.org e che, alla luce delle recenti mobilitazioni in Iran, abbiamo scelto di dedicare alle nostre sorelle iraniane. Martina C. ha introdotto sulle tre parole così preganti degli slogan delle donne iraniane: donna, vita, libertà, e sull’eco che la loro protesta sta avendo in altri luoghi del mondo come Afghanistan, Siria, Pakistan.Leggi Tutto

Ci vede stupefatte e indignate la sentenza della corte di appello di Torino che ha negato l’accusa di violenza sessuale per una ragazza stuprata nel bagno di un locale da un suo conoscente. Esprimiamo soldarietà a questa giovane che ha subito una violenza e, avendo avuto il coraggio di denunciare, non ha avuto giustizia. Non è bastato infatti che lei abbia detto al suo violentatore: basta, smettila, non voglio! Non è bastato che si sia opposta con tutte le sue forze mostrando con ogni parola e gesto possibile che non voleva: quello che è contato per il giudice  nell’emettere una sentenza tanto assurda è che la donna non abbia chiuso a chiave la porta del bagno, gli abbia chiesto dei fazzolettiLeggi Tutto

C’è da inorridire leggendo le motivazioni della richiesta di archiviazione con cui la PM di Benevento Flavia Felaco scagiona il marito di Carla (nome di fantasia) dall’accusa di stupro: “…perché l’uomo deve vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale…”. E che importa se quello stesso marito è stato denunciato per ripetute violenze e maltrattamenti, per esempio averle puntato un coltello alla gola dichiarando, alla presenza di testimoni, che sarebbe diventato il prossimo uxoricida di cui i giornali avrebbero parlato. Anche quello, per la Pm, era solo uno “scherzo”, per quanto di cattivo gusto. Intanto però la vita di Carla coi sui figli è stata stravolta, costrettaLeggi Tutto