Alla fine possiamo tirare un piccolo sospiro di sollievo. Il fascistoide Trump è stato sconfitto e vincono i meno peggio, cioè il mediocre Biden e la più carismatica Harris. Ma a una settimana dalla fine del voto, Donald Trump – che purtroppo ha preso oltre 70 milioni di voti – con un atteggiamento golpista ancora non riconosce l’esito delle urne e lancia minacce, fa causa allo Stato della Pennsylvania per il risultato e licenzia il capo del Pentagono. Joe Biden, dal punto di vista del voto popolare, ha vinto nettamente ed è il presidente più votato della storia degli Stati Uniti. Nonostante questo, il risultato delle elezioni, rito sacro della democrazia, è ancora oggetto di controversie. Ricordiamo che 4 anni faLeggi Tutto

In molte città americane finalmente si festeggia: molte donne, tanti giovani, parecchi afroamericani e in generale coloro che rappresentano la parte più positiva della società statunitense, esultano. Condivisibilmente, perché il verdetto elettorale sconfigge l’orrendo Trump. Sono state le presidenziali dei primati: Biden è il presidente più votato di sempre. Ma sembra evidente che gli oltre 75 milioni di preferenze che ottiene sono non per lui ma contro Trump. Fra le elezioni più partecipate nella storia, premiano uno dei candidati meno carismatici che si sia mai presentato. Per la prima volta, i grandi network televisivi hanno oscurato un discorso del presidente affermando senza mezzi termini che stava mentendo a proposito dei presunti brogli elettorali che, ancora per la prima volta con questaLeggi Tutto

I tempi attuali grondano di assurdità, di negazioni eclatanti, di falsificazioni sfacciate. Se ne può sorridere o anche ridere a crepapelle. Ma poi ti accorgi che una sana reazione ironica non basta. Ci si può legittimamente indignare, ma anche questo non basta. Si può pensare che il profluvio di illogicità, e tecno-illogicità, non ci scalfisca ma poi ci accorgiamo che anche solo indirettamente ci affetta. Allora conviene andare alla radice senza dare per scontate verità universali fondamentali ma anzi facendone un vessillo da tenere alto e ben visibile. Siamo umani, facciamo tutte e tutti parte della specie umana che è costituita da due generi: femminile e maschile. Ciascuna e ciascuno è un individuo unico e diverso da tutti gli altri. CiascunaLeggi Tutto

Ieri a Louisville, Kentucky, un bianco ha sparato contro i manifestanti antirazzisti scesi in piazza come ogni giorno dal 25 maggio. Contemporaneamente era stato autorizzato un controraduno di “patrioti”, come si definiscono i suprematisti bianchi di Ku Klux Klan e affini. Si sono recati in strada armati, e lo erano anche alcuni fra gli attivisti di Black Lives Matter. Prevedibile ciò che sarebbe successo: l’uomo, incoraggiato dalle grida dei razzisti inneggianti al potere bianco, ha sparato decine di volte sulla folla uccidendo un uomo e ferendone un altro. Nella giornata, Trump ha salutato i suprematisti bianchi come “persone fantastiche” con un tweet che è stato poi costretto a cancellare per la scarica di indignazione proveniente anche dal campo repubblicano. Negli StatiLeggi Tutto

Quest’anno la giornata che celebra l’anniversario dell’abolizione della schiavitù negli Stati uniti non è stata festeggiata solo dagli afroamericani: il 19 giugno, infatti, le città degli Usa si sono riempite di persone solidali di ogni etnia. Dopo circa un mese di mobilitazioni ininterrotte e crescenti contro il razzismo, questa data ha assunto un valore letteralmente speciale, cioè ha dato un piccolo ma significativo saggio dell’umanità intesa come specie unica e differenziata. Ai protagonisti va il merito di non aver ceduto alla legittima rabbia per il fatto che proprio in quella giornata Trump ha ripreso la sua campagna elettorale a Tulsa, città dell’Ocklahoma storicamente teatro di un’orrenda strage razzista e recentemente dell’assassinio di un altro afroamericano da parte della polizia. Ma, aLeggi Tutto

 Le etnie esistono: non sono un sinonimo “presentabile” di razze – come in certi discorsi politici e accademici o nei mass media – ma un tipo di identità e di aggregazione sociale, un’espressione dell’inevitabile differenziarsi anche collettivo della nostra specie. Le etnie si formano e trasformano, si fondono o si frammentano, nascono o scompaiono condividendo esperienze, lingue, usi e costumi, rapporti familiari e sociali, modi di vivere, convinzioni morali ed etiche, sentendosi e pensandosi affini ed uniti e sedimentando tutto questo in culture attraverso processi storici, dinamici, mutevoli e complessi in cui cruciali sono le coscienze delle protagoniste e dei protagonisti. Confondere etnie e razze è sbagliato e pericoloso perché trasforma ideologicamente una forma di identificazione (e differenziazione) collettiva, sempre inLeggi Tutto

Lo si vede dai filmati, dai video e dai telegiornali: negli Usa i protagonisti delle principali mobilitazioni contro il razzismo sono stati tanti giovani, donne e persone comuni, afroamericani, ispanici, bianchi – tante diversità e colori insieme per affermare giustizia e libertà contro razzismo e violenze poliziesche. In questo emergere di umanità unita e differente c’è l’indizio di un possibile principio da riconoscere, coltivare, sviluppare per farne cultura di una vita migliore: una comune umanità differente. Siamo tutti umani e siamo tutti differenti sia quale sia la comunità di cui si è parte, le scelte personali e culturali, il colore della pelle: dovremmo poter riconoscere questa realtà umana per farne motivo di una possibile convivenza benefica e pacifica fuori e controLeggi Tutto

Molte sono le prese di posizione di singoli e delle organizzazioni ebraiche americane che stanno intervenendo in sostegno delle manifestazioni di protesta dopo l’assassinio George Floyd con l’appello “non posso stare a guardare!”. Per la Orthodox Union, che pure ha lanciato un appello per la cessazione di ogni violenza, “il razzismo non è una questione del passato o semplicemente una questione politica, ma un pericolo reale e presente che deve essere affrontato con i valori che ci accomunano come esseri umani”. Mentre la potente organizzazione “Jewish Democratic Council” ha rilasciato una dichiarazione venerdì, “I nostri valori ebraici ci invitano a sostenere l’uguaglianza e la giustizia; un’ingiustizia per qualsiasi comunità è un’ingiustizia che sentiamo noi stessi. Sia la comunità ebraica che quellaLeggi Tutto

Il governatore democratico del Minnesota, Tim Waltz, ha chiesto che tutti coloro che hanno preso parte alle manifestazioni di protesta dopo l’uccisione di George Floyd siano sottoposti a test per il Covid-19. Dietro alla preoccupazione per la salute pubblica – la stessa che hanno evidentemente spregiato più e più volte i suoi poliziotti – c’è chiaramente un intento repressivo e intimidente. Il virus serve a spaventare i manifestanti, in gran parte rispettosi delle norme di sicurezza –, a farli rientrare in casa, in ultima analisi anche a schedarli. Mentre anche il sindaco di Minneapolis si è inginocchiato in segno di rispetto, mente i vertici militari dell’establishment americano prendono pubblicamente le distanza dai propositi bellicosi del presidente, l’azione di Waltz – cheLeggi Tutto

Dopo la foto davanti alla St. John Episcopal Church, con una copia della Bibbia mostrata al mondo l’eco mediatica della successiva visita di Trump al Santuario dedicato a Giovanni Paolo II a Washington ha provocato un vero e proprio boomerang. La dura reazione dell’arcivescovo di Washington, Wilton D. Gregory, che ha definito sconcertante e riprovevole la strumentalizzazione politica di luoghi e simboli religiosi proprio mente il presidente minacciava l’intervento dell’esercito per disperdere le manifestazioni pacifiche. Posizione a cui si è immediatamente associato il vescovo Shelton Fabre presidente della Commissione contro il razzismo della Conferenza dei Vescovi degli Stati Uniti, che si è scagliato senza mediazioni contro il presidente e la violenza della polizia “(…) in questo paese ancora una volta ciLeggi Tutto