La prematura scomparsa di Gino Strada coincide con le notizie drammatiche che giungono dall’Afghanistan. Caduta Herat, l’avanzata dei talebani spinge alla fuga disperata decine di migliaia di persone, soprattutto donne e bambine, che temono, a ragione, le violenze su di loro. Il dramma in corso in Afghanistan, dove si sono succedute per oltre 20 anni coalizioni belliche internazionali, ci porta a ripensare alla figura di questo medico in prima linea e a riflettere sull’ossimoro e l’ipocrisia della “guerra umanitaria”, anche da lui denunciata. Con il fondatore di Emergency condividiamo le riflessioni e la denuncia delle logiche belliche, dei signori della guerra e delle responsabilità degli Stati, compreso quello italiano e i governi di destra e di sinistra che si sono succedutiLeggi Tutto

La Palestina è un piccolo lembo di terra in cui milioni di persone tra la Giordania e il Mediterraneo sono avviluppate in un conflitto permanente ma non equivalente. Da una parte c’è Israele ed una società militarizzata, con una sanità tra le più efficienti al mondo da essere infatti lo Stato con la più alta copertura vaccinale riducendo del 96% le persone infette. Dall’altra il popolo palestinese governato dall’Autonomia nazionale palestinese che di autonomia ha ben poco e di certo non ha la capacità di assicurare una campagna vaccinale efficace né in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza governata da Hamas. Cosa accade nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania? Ancora una volta dipende dalle concessioni israeliane. Solo ieri, lo statoLeggi Tutto

Occupandomi da anni delle declinazioni nella vicenda umana del genocidio, sono particolarmente sensibile all’uso e soprattutto all’abuso che di esso si fa da parte della stampa borghese e della politica. Il genocidio ebraico e il genocidio armeno, le ferite di Srebrenica e quelle del popolo yazida hanno segnato in modo profondo la vicenda umana e la memoria delle vittime perché questo termine si possa usare fuori contesto e in modo semplicistico o propagandistico. Assume contorni drammatici la guerra in Nagorno-Karabakh, iniziata nel settembre scorso. Oggi i mercenari in arrivo dalla Siria ed in sostegno del governo azero, riforniti delle armi del sultano Erdogan e di Israele, stanno preparando un inferno. Mi sento di dire che incombe il pericolo di un nuovoLeggi Tutto

Molte sono le prese di posizione di singoli e delle organizzazioni ebraiche americane che stanno intervenendo in sostegno delle manifestazioni di protesta dopo l’assassinio George Floyd con l’appello “non posso stare a guardare!”. Per la Orthodox Union, che pure ha lanciato un appello per la cessazione di ogni violenza, “il razzismo non è una questione del passato o semplicemente una questione politica, ma un pericolo reale e presente che deve essere affrontato con i valori che ci accomunano come esseri umani”. Mentre la potente organizzazione “Jewish Democratic Council” ha rilasciato una dichiarazione venerdì, “I nostri valori ebraici ci invitano a sostenere l’uguaglianza e la giustizia; un’ingiustizia per qualsiasi comunità è un’ingiustizia che sentiamo noi stessi. Sia la comunità ebraica che quellaLeggi Tutto

Dopo la foto davanti alla St. John Episcopal Church, con una copia della Bibbia mostrata al mondo l’eco mediatica della successiva visita di Trump al Santuario dedicato a Giovanni Paolo II a Washington ha provocato un vero e proprio boomerang. La dura reazione dell’arcivescovo di Washington, Wilton D. Gregory, che ha definito sconcertante e riprovevole la strumentalizzazione politica di luoghi e simboli religiosi proprio mente il presidente minacciava l’intervento dell’esercito per disperdere le manifestazioni pacifiche. Posizione a cui si è immediatamente associato il vescovo Shelton Fabre presidente della Commissione contro il razzismo della Conferenza dei Vescovi degli Stati Uniti, che si è scagliato senza mediazioni contro il presidente e la violenza della polizia “(…) in questo paese ancora una volta ciLeggi Tutto

In questi giorni i palestinesi commemorano la Nakba, la catastrofe seguita alla distruzione di oltre 400 villaggi, massacri, violenze e distruzioni di ogni genere. Una commemorazione contro il volere di Israele perché vieta la memoria “altrui”: quella palestinese non deve infatti avere visibilità. Le commemorazioni della Nakba non devono inficiare la ricorrenza della nascita dello Stato che ha occupato orami la gran parte della Palestina storica, negato per sempre il diritto al ritorno dei palestinesi profughi, rinchiuso i palestinesi in un lembo frastagliato di quella piccola terra. La storia andò così. Era il 14 maggio di 72 anni fa, un giorno prima che scadesse il Mandato britannico sulla Palestina, quando Ben Gurion, capo dell’Organizzazione sionista mondiale fondata nel 1897 da TheodorLeggi Tutto